Il nuovo Sustainability Report – Carbon Update 2026 fotografa il percorso ESG della Formula 1: dal 2018 l’impronta carbonica del campionato è scesa da 228.793 a 148.805 tonnellate di CO₂ equivalente, includendo l’effetto dei certificati SAF. Il risultato arriva mentre il calendario è cresciuto da 21 a 24 gare, il pubblico live è passato da circa 4 a 6,7 milioni di spettatori e la fanbase globale ha superato quota 827 milioni.
Per la Formula 1 la sostenibilità rappresenta una trasformazione operativa del proprio modello industriale. È questo il filo conduttore del nuovo Sustainability Report – Carbon Update 2026, il documento con cui il campionato aggiorna lo stato di avanzamento verso l’obiettivo Net Zero 2030.
Secondo i numeri pubblicati, la Formula 1 ha ridotto del 35% la propria impronta carbonica rispetto alla baseline del 2018, includendo nel calcolo l’effetto dei SAFc, i certificati legati all’utilizzo di Sustainable Aviation Fuel. Il totale delle emissioni considerate nel perimetro del report è passato da 228.793 tonnellate di CO₂ equivalente nel 2018 a 148.805 tonnellate nel 2025. Rispetto al 2024, quando il valore era pari a 168.720 tonnellate, la riduzione è stata del 12%.
Il target Net Zero 2030 prevede una riduzione minima del 50% delle emissioni assolute rispetto al perimetro 2018, con compensazione delle emissioni residue non evitabili attraverso programmi ritenuti credibili e allineati alle migliori pratiche. Il percorso, quindi, si fonda anche su una riduzione strutturale delle emissioni generate dal sistema Formula 1.
Il punto centrale non è solo il -35%, ma il contesto in cui quel dato è stato ottenuto. Dal 2018 a oggi il campionato è cresciuto sotto quasi tutti gli indicatori industriali: il calendario è passato da 21 a 24 eventi, l’affluenza live è aumentata da circa 4 milioni a 6,7 milioni di spettatori e la fanbase globale ha superato gli 827 milioni. La Formula 1 sta quindi cercando di dimostrare una tesi ambiziosa: può continuare a espandersi riducendo, al tempo stesso, il proprio impatto ambientale.
Va però letto con attenzione il peso dei certificati. Il report stesso specifica che, senza SAFc, le emissioni 2025 sarebbero pari a 181.019 tonnellate di CO₂: la riduzione delle emissioni assolute rispetto al 2018 scende così al 21%, contro il 35% dichiarato comprendendo i certificati. È una distinzione che il documento non nasconde – anzi, adotta una doppia rendicontazione – ma che è essenziale per inquadrare correttamente la traiettoria verso il target del -50%.
La fotografia delle emissioni
Uno degli elementi più importanti del report è la distribuzione delle emissioni 2025.
Il totale market-based comprensivo di SAFc è pari a 148.805 tonnellate di CO₂ equivalente. La componente principale è il business travel, che pesa per il 39% del totale. Subito dopo viene la logistica, con il 33%. Factory e facilities rappresentano il 14%, così come le event operations.
Le emissioni legate alle power unit valgono meno dell’1%. È un dato che aiuta a rimettere il dibattito nella giusta prospettiva. La Formula 1 non è soltanto ciò che si vede in pista: è una piattaforma itinerante, un’infrastruttura mediatica globale, un sistema produttivo che coinvolge team, promoter, fornitori logistici, broadcaster, hospitality, produzione televisiva, fabbriche, uffici, pneumatici, catering e personale che si muove da un continente all’altro.
Per questo la sostenibilità del campionato si gioca principalmente sulla capacità di ripensare il modo in cui l’intero ecosistema si sposta, produce, trasmette e organizza gli eventi.

Logistica: il fronte più complesso
La logistica resta uno dei nodi principali. Secondo il report, le emissioni di questa area sono diminuite di quasi 20.000 tonnellate di CO₂ rispetto al 2018, con una riduzione del 29%. Rispetto al 2024, il calo è del 21%.
Il risultato è legato a una strategia che la Formula 1 definisce “ultra efficiente” e che, per la prima volta, prevede soluzioni a minore intensità carbonica su tutti e tre i grandi vettori del freight: terra, mare e aria.
Sul trasporto terrestre, il campionato ha esteso l’utilizzo di camion alimentati a biocarburante durante la stagione europea. Per le attrezzature di Formula One Management, la flotta DHL impiegata in Europa consente una riduzione media delle emissioni di gas serra dell’83% rispetto ai combustibili fossili. L’utilizzo di camion biofuel si sta allargando anche a FIA e team.
Sul fronte aereo, il programma SAF è diventato uno degli strumenti più importanti. Formula 1, team e FIA hanno raddoppiato gli investimenti in Sustainable Aviation Fuel, contribuendo a una riduzione di oltre 20.000 tonnellate di CO₂ nelle operazioni e a un taglio stimato di circa il 40% delle emissioni legate ai voli charter.
Nel 2025 è arrivato anche il primo investimento della Formula 1 in carburante marittimo sostenibile. È un dettaglio meno spettacolare, ma strategicamente importante: la direzione è spostare una quota crescente del freight dall’aereo al mare, soprattutto quando i tempi logistici e la pianificazione del calendario lo consentono.
Il futuro delle race operations: meno aereo, più hub regionali
La parte più interessante in prospettiva riguarda il Future Race Operations Programme, il programma con cui la Formula 1 intende ridisegnare progressivamente il modo in cui produce e movimenta i propri eventi.
Dal 2018, F1 ha già investito in nuovi container compatibili con aeromobili più efficienti e nell’espansione delle capacità di remote broadcast. La fase successiva è più radicale: togliere dall’aereo una parte significativa del materiale attualmente trasportato per via aerea, trasferendolo su nave o in hub regionali collocati in modo strategico.
L’obiettivo dichiarato è spostare entro il 2030 oltre il 50% dell’attuale broadcast freight e del materiale correlato dal trasporto aereo verso il trasporto marittimo o hub regionali. È un passaggio decisivo perché il broadcast è una delle infrastrutture più pesanti e al tempo stesso più essenziali del prodotto Formula 1. Senza produzione televisiva globale non esiste il valore commerciale che sostiene il campionato moderno.
La Formula 1 vuole mantenere la propria scala globale con una struttura più efficiente, meno dipendente dal trasporto aereo.
Travel e remote broadcast: il ruolo della produzione da remoto
Le emissioni legate ai viaggi sono diminuite di oltre 21.000 tonnellate di CO₂ rispetto al 2018, pari a una riduzione del 27%. In termini assoluti, il business travel resta però la voce più pesante dell’impronta 2025: 57.934 tonnellate di CO₂ equivalente, pari al 39% del totale.
Qui il contributo delle operazioni da remoto diventa centrale. Formula One Management continua a sviluppare il modello di remote broadcast, che permette di ridurre personale, attrezzature e viaggi necessari in loco. Tata Communications, partner tecnologico storico della Formula 1, fornisce la connettività ad alta capacità e a bassa latenza che consente di centralizzare i workflow di produzione live presso il Media & Technology Centre nel Regno Unito. È uno degli esempi più chiari di come sostenibilità e innovazione tecnologica possano convergere. La produzione da remoto non è solo una misura ambientale: rende il sistema più efficiente, più scalabile e potenzialmente più stabile lungo una stagione di 24 eventi.
Factory e uffici: il taglio più consistente
La riduzione più marcata arriva da fabbriche, facilities e uffici. In questa area le emissioni sono diminuite di oltre 37.000 tonnellate di CO₂ equivalente rispetto al 2018, con un taglio del 64%. Rispetto al 2024, la riduzione è del 14%.
Il report attribuisce questo risultato alla transizione di Formula 1 e dei team verso fonti di energia rinnovabile o alternative per alimentare sedi, fabbriche e uffici. Nel 2025, la voce factories & facilities vale 20.923 tonnellate di CO₂ equivalente, contro le 58.562 del 2018. La decarbonizzazione del campionato passa anche da qui.
La metodologia: perché i SAFc contano, ma vanno letti bene
Il report specifica che l’impronta carbonica della Formula 1 è calcolata secondo le linee guida del Greenhouse Gas Protocol, con approccio di controllo operativo per le emissioni riconducibili al Formula 1 Group. Il perimetro Net Zero 2030 include però anche fonti su cui F1 non ha controllo operativo diretto, come team e promoter.
Le emissioni sono calcolate con metodologia market-based. Nel 2025, oltre il 90% del totale è stato determinato utilizzando dati di attività e dati dei fornitori, con fattori emissivi provenienti da database come DESNZ, IEA, AIB e fattori forniti dai supplier.
Particolare attenzione merita il tema SAFc. L’approccio della Formula 1 alla rendicontazione delle riduzioni associate ai Sustainable Aviation Fuel Certificates si basa sulle linee guida del World Economic Forum e di Clean Skies for Tomorrow. Le emissioni di air cargo e air travel vengono calcolate su base Well-to-Wake, quindi considerando l’intero ciclo di vita, prima di applicare le riduzioni legate al volume di SAF acquistato per l’anno di riferimento.
Per trasparenza, la Formula 1 adotta una metodologia di doppia rendicontazione per le categorie in cui vengono applicati i SAFc. I certificati acquistati sono stati verificati da una terza parte indipendente come allineati a schemi di certificazione internazionalmente riconosciuti, come ISCC e RSB.
Questo passaggio consente di leggere correttamente i numeri. Senza SAFc, le emissioni 2025 sarebbero pari a 181.019 tonnellate di CO₂ equivalente. Con SAFc, il dato scende a 148.805. La differenza è sostanziale e mostra quanto il programma SAF pesi nella traiettoria di riduzione dichiarata dalla Formula 1.

Governance e assurance
Il report include anche un capitolo dedicato a governance e assurance. Formula 1 dichiara di migliorare costantemente qualità dei dati e procedure di verifica, oltre agli obblighi di reporting previsti nel Regno Unito, come lo Streamlined Energy and Carbon Reporting e le disclosure allineate alla TCFD.
Dal 2020, la Formula 1 è firmataria di UN Sports for Climate Action, iniziativa delle Nazioni Unite che punta a guidare la comunità sportiva globale nella riduzione delle emissioni di gas serra in linea con l’Accordo di Parigi.
Per il reporting dell’impegno Net Zero 2030, i dati emissivi delle stagioni 2018, 2023, 2024 e 2025 sono stati calcolati attraverso una piattaforma di carbon reporting di terza parte, pensata per migliorare accuratezza e trasparenza in termini di input, categorizzazione e metodologia di calcolo.
Formula 1 applica inoltre una policy di re-baselining coerente con le indicazioni del GHG Protocol: la ricalibrazione dell’anno base viene presa in considerazione in caso di modifiche rilevanti al perimetro dell’inventario o alla metodologia di calcolo, con una soglia del 5% per stabilire quando il ricalcolo della baseline è necessario.
Sul fronte degli eventi, la Formula 1 mantiene la certificazione ISO 20121:2012 per la gestione sostenibile degli eventi e la FIA 3 Star Environmental Accreditation, il massimo livello di riconoscimento ambientale da parte della federazione. Il sistema certificato di gestione sostenibile copre pianificazione ed esecuzione degli eventi del FIA Formula One World Championship, della Formula 2 e della Formula 3.
Una nuova metrica per il business dello sport
La Formula 1 sta trasformando la sostenibilità in una metrica di efficienza industriale, in una piattaforma per i partner e in un elemento di governance del proprio modello di crescita.
Questo report dice che il motorsport moderno non può più limitarsi a misurare audience, ricavi, presenze, sponsor e mercati. Deve misurare anche come quei risultati vengono generati. La domanda non è più soltanto quanto cresce una property sportiva, ma quanto è efficiente, resiliente e sostenibile la macchina che permette quella crescita.
Per uno sport nato sulla performance, è forse il passaggio culturale più importante. La prossima frontiera non sarà soltanto andare più forte. Sarà farlo consumando meno risorse, muovendo meglio persone e materiali, progettando eventi più efficienti e trasformando l’innovazione ambientale in valore industriale.


