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Mercedes interessata al 24% della Alpine

di Davide Reinato
Pubblicato il: 28/05/2026

Ormai non è più un segreto: la casa tedesca sarebbe tra i soggetti interessati alla partecipazione attualmente detenuta da Otro Capital. Briatore conferma le voci, ma specifica che non è una trattativa con Toto Wolff, ma con Mercedes. E la questione apre un tema più grande sul valore dei team e sulla governance della Formula 1.

Da qualche settimana è caduto il muro di riservatezza attorno alla questione e la martellata decisiva l’ha data Flavio Briatore, confermando l’interesse di Stoccarda verso una quota del team Alpine.

Il punto è preciso: in vendita non ci sarebbe Alpine in quanto tale, né la maggioranza della squadra controllata da Renault. La quota oggetto delle discussioni è il 24% oggi riconducibile a Otro Capital, il gruppo di investimento entrato nel capitale di Alpine Racing Ltd nel 2023. Allora l’operazione era stata chiusa per 200 milioni di euro, con una valutazione della società di circa 900 milioni di dollari. Un ingresso pensato per accelerare lo sviluppo internazionale della squadra, soprattutto sul piano commerciale: media, sponsorizzazioni, hospitality, licensing e merchandising.

Alpine, da team in ricostruzione ad asset finanziario

Alpine è una squadra con un’identità complessa. Ha una base storica a Enstone, un’eredità sportiva che passa da Benetton e Renault, e un presente segnato da una profonda ristrutturazione tecnica e manageriale. L’addio al programma power unit Renault e il passaggio alla fornitura Mercedes dal 2026 hanno già cambiato la natura industriale del progetto.

Usa motori e cambi Mercedes e lo farà almeno fino al 2030, secondo l’accordo comunicato ufficialmente nel novembre 2024. È una scelta che riduce il peso industriale interno, ma consente al team di concentrarsi sul telaio, sull’aerodinamica e sull’efficienza operativa.

In questo scenario, l’eventuale ingresso di Mercedes nel capitale avrebbe un valore diverso da una normale operazione finanziaria. Non si tratterebbe solo di comprare una quota in un team di Formula 1 in crescita di valore, ma di rafforzare il legame con una squadra cliente, trasformando una relazione tecnica in un rapporto anche societario.

Il nodo governance

Briatore ha provato a spegnere le polemiche prima ancora che si accendessero. Il manager italiano ha ricordato che la quota in discussione è minoritaria e che, in una società, chi detiene il 75% decide mentre il 25% resta “passeggero”.

Ma la Formula 1 vive anche di percezioni, non solo di quote. E il possibile ingresso di Mercedes in Alpine toccherebbe un tema già molto sensibile: quello delle squadre collegate, delle sinergie industriali e dei potenziali conflitti d’interesse.

Il precedente più evidente è il sistema Red Bull, con Red Bull Racing e Racing Bulls. Briatore lo ha richiamato come esempio già esistente nel paddock. Ma proprio quel modello è spesso al centro del dibattito sulla separazione effettiva tra team, soprattutto quando si parla di trasferimento di know-how, voto nelle sedi politiche della F1 e influenza indiretta sugli equilibri competitivi.

Nel caso Mercedes-Alpine, il tema sarebbe ancora più sottile: Mercedes avrebbe il proprio team ufficiale, continuerebbe a fornire power unit a clienti e potrebbe diventare azionista di una delle squadre clienti. Nulla, al momento, indica che questo scenario violerebbe le regole. Ma sul piano politico aprirebbe una discussione inevitabile.

Otro Capital e il nuovo valore della F1

Otro Capital era entrata in Alpine quando la Formula 1 era già un asset globale in forte crescita, ma il mercato non aveva ancora raggiunto le valutazioni attuali. Nel gruppo figuravano investitori e nomi molto riconoscibili nel mondo dello sport e dell’entertainment, da Ryan Reynolds e Rob McElhenney a Patrick Mahomes e Rory McIlroy.

Quell’operazione raccontava una fase precisa della F1: l’ingresso di capitali esterni, celebrity investors e fondi interessati non solo al rendimento sportivo, ma alla capacità dei team di produrre contenuti, brand awareness, hospitality e valore commerciale.

Ora l’eventuale uscita di Otro, o la vendita della sua quota, racconterebbe la fase successiva: la monetizzazione. Le squadre di Formula 1 sono diventate asset rari, protetti da un sistema chiuso, con ricavi più prevedibili rispetto al passato e un appeal globale crescente. Non sorprende quindi che un 24% possa attrarre soggetti molto diversi tra loro: case automobilistiche, fondi, manager in cerca di rientro nel paddock e investitori sportivi.

Horner e la partita parallela

Mercedes non sarebbe l’unico nome sul tavolo. Tra i soggetti accostati alla quota Alpine c’è anche Christian Horner, ex team principal Red Bull, che secondo Reuters è stato collegato al pacchetto detenuto da Otro Capital e sta lavorando anche con Oakley Capital su investimenti nello sport premium.

Per Alpine e Renault, la scelta dell’eventuale acquirente, oltre che economica, sarebbe anche strategica. Vendere a Mercedes significherebbe consolidare una filiera tecnica già avviata, mentre aprire a Horner o a un gruppo alternativo potrebbe invece portare competenze manageriali, capitale relazionale e una narrazione diversa.

Se teniamo conto anche dell’affaire Gucci Racing e la spersonalizzazione graduale di Alpine, allora è chiaro che tutto può succedere.


Davide Reinato

Digital marketing strategist specializzato nel settore motorsport e automotive. Da oltre vent'anni anni lavoro su contenuti, advertising e strategia per brand del settore, con un'attenzione particolare alla Formula 1

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